Donazione: il gesto e le sue conseguenze

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Come funziona davvero la donazione e perché informarsi prima fa la differenza

La donazione di un bene a qualcuno che si ama, che si vuole ringraziare o semplicemente aiutare è un gesto profondo. Ma come ogni atto che riguarda il patrimonio personale, richiede attenzione, informazione e — quasi sempre — il supporto di un professionista. La donazione, infatti, non è solo un gesto del cuore: è un contratto regolato dalla legge, con forme precise da rispettare e conseguenze che possono proiettarsi nel tempo.

Che cos’è davvero una donazione

Dal punto di vista giuridico, la donazione è il contratto con cui una persona — il donante — arricchisce un’altra — il donatario — senza ricevere nulla in cambio. Questo può avvenire trasferendo la proprietà di un immobile, donando del denaro, cedendo un’azienda, delle azioni, un’opera d’arte o persino liberando qualcuno da un debito.

Una regola fondamentale: la donazione deve essere fatta per atto pubblico, davanti a un notaio e alla presenza di due testimoni. Senza questa forma, l’atto è nullo. Fanno eccezione solo le donazioni di beni mobili di modico valore, che possono avvenire anche con la semplice consegna del bene.

Donazione o testamento? Dipende

Una delle domande più frequenti è se convenga donare i propri beni in vita oppure aspettare e disporne tramite testamento. Dal punto di vista sostanziale, le due strade portano allo stesso risultato: in entrambi i casi, non si possono violare le quote di legittima, cioè la parte di eredità che la legge riserva obbligatoriamente a coniuge, figli e ascendenti.

La differenza principale riguarda il fisco: alle donazioni si applicano le norme fiscali vigenti al momento dell’atto; alle successioni, quelle in vigore al momento della morte. Poiché le leggi tributarie possono cambiare nel tempo — l’imposta di successione e donazione è stata addirittura soppressa nel 2001 e poi reintrodotta nel 2006 — non è possibile stabilire in anticipo quale delle due opzioni sia più conveniente dal punto di vista fiscale.

Chi può donare e chi può ricevere

Può fare una donazione chiunque abbia la piena capacità di agire: sono esclusi i minori, gli interdetti e, in certi casi, le persone sottoposte ad amministrazione di sostegno. Può invece ricevere una donazione praticamente chiunque, compresi i nascituri già concepiti e persino i figli non ancora concepiti di una persona vivente.

Attenzione ai diritti dei legittimari

Uno degli aspetti più delicati riguarda la tutela dei cosiddetti legittimari — coniuge, figli, ascendenti — che hanno diritto a una quota minima dell’eredità. Se le donazioni fatte in vita riducono questa quota, i legittimari possono agire legalmente per recuperarla, anche dopo molti anni. Chi acquista un immobile che in passato è stato oggetto di donazione deve quindi verificare con cura la situazione, perché in certi casi potrebbe essere esposto a rischi. In linea generale, il rischio si riduce significativamente con il passare del tempo: trascorsi 20 anni dalla trascrizione della donazione — o 10 anni dalla morte del donante — le possibilità di contestazione si azzerano o si riducono drasticamente.

Le imposte: quello che c’è da sapere

Chi riceve una donazione è tenuto a pagare l’imposta di donazione, ma spesso in misura contenuta grazie alle franchigie previste dalla legge:

  • tra coniugi e parenti in linea retta (genitori, figli), l’imposta si applica solo sulla parte che supera 1.000.000 di euro
  • tra fratelli e sorelle, la franchigia scende a 100.000 euro
  • per le persone con disabilità grave, sale fino a 1.500.000 euro

Le aliquote variano dal 4% all’8% a seconda del grado di parentela. Se l’oggetto della donazione è un immobile, si aggiungono l’imposta ipotecaria (2%) e quella catastale (1%), ridotte a importi fissi in caso di agevolazioni prima casa.

Le donazioni indirette: quando la liberalità prende altre forme

Non sempre una donazione assume la forma classica. Esiste anche la cosiddetta donazione indiretta: per esempio, quando un genitore paga direttamente il prezzo di acquisto di un immobile che viene però intestato al figlio. In questo caso il bene donato è considerato l’immobile, non il denaro. È una situazione molto comune, e conviene sempre dichiararla nell’atto di compravendita per ragioni di coerenza fiscale e per tutelare tutti i soggetti coinvolti — soprattutto se ci sono altri figli o eredi.

Il consiglio più importante: informarsi prima di agire

La donazione è un atto irreversibile. Può essere revocata solo in casi molto specifici — ingratitudine grave del donatario o nascita di un figlio che il donante non sapeva di avere — e comunque sempre attraverso una procedura giudiziaria. Prima di procedere, vale sempre la pena confrontarsi con un notaio, che può illustrare le implicazioni concrete di ogni scelta e aiutare a costruire una pianificazione patrimoniale davvero consapevole.

Donare è un atto di generosità. Farlo bene è un atto di responsabilità.

Per saperne di più sulla donazione

Chi desiderasse approfondire ulteriormente l’argomento delle donazioni, può consultare il sito del Consiglio Nazionale del Notariato, dove è disponibile la guida completa in formato PDF, scaricabile gratuitamente al seguente indirizzo: www.notariato.it

Puoi anche leggere l’articolo sul nostro sito notaioanellino.it dove trattiamo la Collazione: le elargizioni a favore del figlio convivente