Castel Viscardo e il notaio Marco Anellino: la storia della Torricella tra patrimonio e competenza

Dall’acquisizione della Badia di Orvieto alla dimora storica dei Visconti di Modrone di Castel Viscardo: come uno sguardo professionale può contribuire alla valorizzazione di un territorio

C’è un tipo di bellezza che non si esaurisce nella fotografia. È quella dei luoghi stratificati, dove il passato non è conservato nei musei come reperto lontano dalla vita, ma affiora ancora nel lavoro quotidiano, nelle pietre, nell’argilla lavorata a mano, nei sentieri che collegano necropoli etrusche e campagne dell’Alfina. Castel Viscardo, nell’Orvietano, è uno di questi luoghi. E il lungo racconto che Eventi Culturali gli dedica nel suo ultimo numero ne restituisce la complessità con rara precisione.

L’articolo — intitolato “Castel Viscardo, la doppia cura di un territorio: abitare il presente, custodire la storia” — percorre il paese attraverso le sue stratificazioni: le fornaci medievali e il gesto ancora manuale dei fornaciai, il MUSEC Museo Etnografico del Cotto, le necropoli etrusche delle Caldane, il Castello di Madonna legato ai Monaldeschi della Cervara, le aviorimesse di Pier Luigi Nervi nell’ex aeroporto, il lavoro amministrativo di Daniele Longaroni e Massimo Tiracorrendo, le frazioni, i sentieri, le scuole. Un territorio piccolo per dimensioni, enorme per profondità.

La Torricella e il notaio Marco Anellino

Nel cuore di questo racconto compare una figura che il lettore potrebbe non aspettarsi: il notaio Marco Anellino, professionista romano tra i più attivi in Italia nelle operazioni immobiliari legate a beni di interesse storico e artistico, oggi proprietario della Torricella, una delle dimore storiche più significative del territorio di Castel Viscardo.

La Torricella non è una proprietà qualunque. Sorta sui resti di un’antica torre di guardia medievale, cresciuta nei secoli come organismo rurale, ha attraversato passaggi proprietari importanti — dai duchi di Montevecchio ai Visconti di Modrone, ai Fabiani Colonna di Cesarò — prima di diventare, nelle mani di Verde Visconti, un rifugio umbro capace di parlare a un immaginario internazionale. Torre, archi, cortili, giardini, stanze irregolari e vissute: una casa vera, non una scenografia.

La presenza del notaio Anellino in questo racconto non è casuale né decorativa. Prima della Torricella, Marco Anellino aveva incontrato l’Orvietano attraverso un’operazione di grande rilievo: l’acquisizione della storica Badia di Orvieto da parte di Pellicano Hotels Italy, gruppo guidato da Marie-Louise Sciò e sostenuto dal fondo internazionale Aermont Capital, con un investimento complessivo superiore ai 43 milioni di euro tra acquisizione e restauri. Un’operazione complessa, che richiedeva competenza giuridica profonda su beni vincolati dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, capacità di interlocuzione con soggetti finanziari internazionali e sensibilità verso la storia del luogo.

È dentro questo percorso professionale — fatto di contratti, vincoli culturali, destinazioni d’uso, restauri e responsabilità di tutela — che matura il suo rapporto con il territorio. La Torricella non è quindi un acquisto occasionale, ma il punto di arrivo di uno sguardo già allenato a riconoscere il valore stratificato di un luogo. Come scrive l’articolo di Eventi Culturali: “La casa comprata è anche una casa ricevuta.” Marco Anellino sembra aver riconosciuto il carattere dell’organismo che stava acquisendo, scegliendo di comprenderlo prima di intervenire.

Perché questo racconto conta

L’articolo di Eventi Culturali coglie qualcosa di non scontato: la valorizzazione di un territorio non passa solo attraverso i finanziamenti pubblici o le politiche culturali, ma anche attraverso la qualità delle presenze che lo attraversano. Chi acquista una dimora storica con la consapevolezza del suo peso architettonico, giuridico e memoriale — e non per normalizzarla ma per custodirla — contribuisce, a modo suo, alla continuità di un luogo.

In questo senso la figura del notaio Marco Anellino si inserisce nel racconto di Castel Viscardo non come protagonista esterno, ma come parte di una storia più lunga: quella di un territorio che continua ad attrarre sensibilità capaci di coglierne il valore e di investirvi competenze e risorse oltre la superficie.

L’articolo completo Castel Viscardo, la doppia cura di un territorio: abitare il presente, custodire la storia è disponibile sul sito di Eventi Culturali.